CENACOLO DEI POETI E ARTISTI DI MONZA E BRIANZA


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Da "Gli sposi promessi"

I nostri Soci > Poeti-Scrittori > Biscaldi Mario

Capitolo I


Non ch'io voglia, per menar vanto
Ritrascriver gli Sposi Promessi
La lor storia, i fatti, i processi
Di quel tempo, ma niente di più.
Che il Manzoni, brianzolo di Lecco,
Borgo allor, ma con già risonanza
Alloggiava in più d'una stanza
Al Caleotto, con famiglia e ... che so!
Era sì del lago di Como
Quel tal braccio, bislungo e ristretto
Che terminava sotto un ponte ad archetto
A forma di fiume, è lì da veder!
Tra montagne dolci ed impervie
Fra declivi ameni e giulivi
Si vedean viti ed ulivi
E la cima del gran Resegon.
 
Tra stradette tortuose e invitanti
Fiancheggiate da muretti e da rovi
Non sai mai chi adesso ci trovi ...
E i panorama, mutan, si sa.
Vi era pure un certo castello
A guarnigion, con comandante e soldati
Sì, Spagnoli, vagabondi e pagati,
Tracotanti con gli abitanti di lì.
Si facean le donne e i raccolti
Impuniti, malgrado gli editti
Che all'uopo venivano scritti
Per tenerli alla briglia, così.
 
Era un dì di Novembre, il sette
Che un tal parroco, percorreva un sentiero
Don Abbondio, vestito di nero
Il breviario leggeva ahimè.
Era assorto e, ogni tanto col dito
Lui teneva nel libro il segno
E con l'occhi guardava il regno
Che il buon Dio gli facea veder!
 
Ma trasale il brav'uomo d'un tratto:
Due figuri, accanto a un muretto
Ún seduto, quell'altro più eretto
Tutti armati con l'arme d'allor!
V'era lì nei pressi un santino
Con figure esangui tra fiamme
Ma quei due trasmettevan allarme
Si capivan le loro intenzion!
 
Eran i Bravi, seppure cattivi
Che già dissi qualche riga più appresso
Come a dir, certi figuri d'adesso,
Cambian i tempi, ma la storia riman.
Trasalì, pur con certo contegno
S'aggiustò il colletto e la voce
Guardò in gir, si disse una prece
E sudando, li dovette affrontar.

Non v'era alcun per chiedere aiuto
Sui due piè, si fermò il meschino,
Ed un figuro gli profferì sibillino:
"Quel matrimonio non s'avea da far!"
Voi sapete d'un certo ser Renzo
Che di cognome fa Tramaglino
E Lucia che lei vuole il destino,
A Lui legare e Mondella poi fa.
Ma, non posso, sapete è la vita
A ragion, dico questo, credete
Io non sono che un povero prete
E alla pelle ci tengo, si sa.
 
Caro mio, sussurrò all'orecchio
Dico, il Bravo, all'uomo tremante
Lo ripeto e non ci pensiamo un istante
A seguire certi ordin: va ben!
Bravo Bravo ripete l'omaccio

Che in piedi sino allor stava ritto
Il curato ha capito e sta zitto
"Don Rodrigo lo vuol riverir".

A sentir quel terribile nome
Nella mente si sprigionò un temporale
Il terrore di colpo l'assale
E s'inchina con sottomission!
Tra un impreco e 'na bestemmia tremenda
Tra un ghigno sarcastico e imbelle
Lo lasciaron tremante e la pelle
Si fè chiara e sapete il perché.
 
Non v'è legge che l'umil protegge
Non v'è giudice disposto, a ragione,
A sentir chi non porta blasone
Sol chi ha l'arme, ha ragione e poter.
Eran le chiese e le nobiliari dimore
Sicur luogo contro le ingiustizie
Che esecutori senza scrupoli e sviste
Adoperavan, per il malfatto, coprir.
 
Era il nostro un prete comune
Giunto all'abito per voler famigliare
Più che per fede o similare
E col coraggio sotto i tallon!
Avea sempre pensier per la testa
S'adoprava per mantenere la quiete
Barcamenandosi, tirava la rete
Dal più forte per ovvie ragion.
  
Assai duro era viver quei tempi
Ove tutto contava ben poco
Coi fidati si confidava nel loco
Soppesando ingiurie ed onor.
Ma, la testa era fissa a quei due
Alle minacce, alli ghigni e bestemmie

In che cespuglio di rovi, le penne
- Me, tapino or vado a lasciar -
Non posso negar, a quel Renzo,
Il matrimonio con l'amata Lucia
Che gli dico: lascia star ... così sia
Sì, non posso trovar la ragion!

"Don Abbondio" ... una voce nel petto
Di sicuro lo richiama al dovere ...
Entra in casa e ... si mette a sedere ...
Ansimando e pregando, che so?
Hei! Perpetua (sua fida servente)
E ... la chiama, ripetendone il nome
Quella accorre premurosa e a ragione ...
Vengo, vengo, s'affretta a ridir.

Dà un'occhiata alla porta richiusa
Affinché nessuno senta il suo dire
Cose serie, da rabbrividire
Misericordia, Don Abbondio che ha?
Dovrei dirle cose tremende
Queste ciance che m'accorcian la vita
Proprio a me, anima pura e contrita
Tutto questo dovea accader!
 
Beva un goccio di vino nostrano
E, lo mesce in un grande bicchiere,
Le dà forza come tutte le sere
Ma ... mi dica ... lo cruccio che ha!
Il brav'uomo non avea gran voglia
D'esternare quel doloroso segreto ...
Deh! suvvia fa Perpetua e ... il prete
Già si scioglie e le racconta com'è!
Cosa faccio, come faccio, chi m'aiuta
E Perpetua fa un compromesso:
All'Arcivescovo comunicatelo adesso
Quel sant'uomo aiutarvi saprà.
Sì? tacete non c'è altro da dire

So ben io li guai che m'aspetta
Si rilassi e mangi 'na fetta
A pancia piena si può ragionar.
Ci vuol altro, con sta faccia alla porta ...
Prende il lume e s'avvia pel letto
Ma col dito sul labbro, il negletto ...
Mi raccomando: il segreto a custodir!

Scusa, sai, devi far giuramento ...
Posso aver fatto qualcosa non giusta
Dice il Renzo che come mangusta
S'allontana con tanto furor.
"Perpetua! Perpetua" grida il curato
Chè il richiamo a Renzo è fasullo
Lei non c'è e pensa il citrullo
Or che faccio, sol Dio lo sa.
Poi si schianta sul suo seggiolone
Sospirando e sudando copioso
Capita a volte che in stato ansioso
Una febbrona ti possa venir.

Salì al letto con pensieri in tumulto
Ogni tre gradini dicea "son servito"
E giostrando per l'aria col dito
Bofonchiando lui, si sdraiò.
Mentre il Renzo, con passi infuriati
S'avviava, verso casa, smanioso
D'affrontare il Rodrigo e pensoso
Già vedea la scena fatal!
 
Confusione, sconforto, orrore
E Lucia, ch'avrebbe mai detto?
È un rincorrer di voci nel petto
Le speranze che vanno a finir.
Come può un uomo sì forte
Impedire il suo matrimonio
Forse pensa: è stato il demonio
A suggerirgli siffatta ragion!
 
Ecco allor che gli sorge un gran dubbio
Che si sia invaghito di lei?
Voglia Dio ed anche gli Dei
Così non fosse, non voglio capir!
Or la mente comincia a vagare
Che Lucia gli abbia dato occasione
Ingenuamente, senza ragione
Di pensare che cedesse al suo dir.
Ma, a me, nulla ha detto di questo
Per pietà, per malizia o pudore
Ed intanto domando l'ardore
Verso casa, dell'amata, s'en va.
Era questa una modesta casetta
Con muretto davanti al cortile
Dentro il quale, si diresse e a sentire
S'apprestò voci che venian da su.
 
Passò di lì Bettina, 'na bimba
E gli disse d'avvertire la sposa
Già agghindata da comari ed ansiosa
Non sapendo quel che doveva accader.
Scese Lucia e a vederlo in quel modo
Chiese vènia e saputo il racconto
Si rabbuiò e si rese allor conto
Che non potea quel giorno sposar!
 
Fino a 'sto punto, è arrivato il Ribaldo ...
Allora tu sai, non m'hai detto qualcosa;
Ella, allor, tremante e confusa
Non farmi pianger: ti racconterò.
Salì allor a liquidar le comari
Con la scusa dell'Abbondio ammalato
Non si potea obbligare il curato
Alla cerimonia, non v'era altro da dir.
 
Se n'andaron le donne di fretta
Per portar la novella alle amiche
E qualcuna di quelle partite
Si diresse per veder s'era ver!

Capitolo II

 
Forse il sonno ad altri verrebbe
Ma, col cuore in tumulto, la prova
È che Lui si rigira in alcova
E le pecore a contare non stà!
Che dico a Renzo domani
Quale scusa real posso dire
Prolungar, dovrò fargli capire,
Il tempo giusto per dire di sì.
 
Ma 'sto figlio che ha solo vent'anni
Che ormai vive senza famiglia,
È l'occasione giusta che piglia
Il lavoro ce l'ha ed è buon.
S'arrovella il cervello l'Abbondio,
Se fuggire, se andar da Rodrigo
Sente spari, vede sangue: è un intrigo
Ma poi ... cede ... e si mette a dormir.
 
È il risveglio amaro e confuso
Come chi, in una lugubre notte
Tutte l'ossa si sente assai rotte:
Renzo, adesso, da me quì verrà.
Ed è Renzo ad agghindarsi per bene
Buon vestito e cappello piumato
Se presentomi così dal curato
Certamente, figura farò!
 
Poi s'avvia in ora propizia
Concordata nel tempo passato
Entra in casa: or son rilassato
Ma, Don Abbondio di fatto non lo è.
Che vi turba, accenna il promesso
Non vi vedo, in forma brillante ...
Hai ragione, ma le ... ragioni ... son tante
E ti prego: mi devi capir.
Son trascorsi i giorni promessi
Tutto giusto ... diciamo ... a puntino ...
Ma con esternazioni in puro latino
Il "Don" cerca una scusa genial!
Ma, il Renzo, reclama e a diritto
Or che c'è che ostacola il tutto:
Sono cose improvvise e ... distrutto ...
Chiede giorni di tregua ahime!
 
Ma capite, era oggi quel giorno
Ed insiste per capirne il mistero
Ma quell'uomo vestito di nero
Un certo "Don" si lascia sfuggir.
Quale "Don" e si fa minaccioso
E toccando sul fianco il pugnale
Io l'affronto e so cosa fare
Ma l'invito a prudenza già vien!
 
È Don Rodrigo e racconta del fatto
Dei due Bravi sul sentiero negletto
Che gl'impongon con poco rispetto
"Il matrimonio non s'avea da far!"
"Ah cane!" fu l'urlo di Renzo
Chinò il capo con collera in corpo
Non s'aspettava il meschino quel colpo
Don Abbondio, se ne accorse di ciò.
 
Che posso fare se sei nato meschino
Cerco allor d'addolcirti il misfatto
È una lotta del topo col gatto
Deh! ti prego non dir nulla di ciò.
Apri l'uscio, don Abbondio or prega
Che l'hai chiuso e in tasca hai la chiave
Scusi tanto, ma è se come una trave
Sul mio capo s'abbattesse oggidì.

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