CENACOLO DEI POETI E ARTISTI DI MONZA E BRIANZA


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2007-Ricordando Novaro

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Note introduttive


La poesia di Angiolo Silvio Novaro, poeta ligure vissuto tra l'ultimo Ottocento e il primo Novecento, può essere divi­sa, secondo il parere della critica dell'epoca, in tre filoni:
1°) - II filone idilliaco in cui il Novaro "contempla, sogna e canta". Egli infatti, a detta di E. Pastonchi pensava che la Poesia è sogno.
2°) - II filone elegiaco in cui in Novaro canta il suo dolore per la morte dell'unico figlio scomparso tragicamente du­rante la prima guerra mondiale.
3°) - II filone religioso in cui il Novaro sublima il suo dolore accostandosi alla fede e coltivando la speranza di ritro­vare il figlio in una vita ultraterrena.
All'interno di questi filoni si evidenziano i motivi essenziali del canto Novariano:

•II motivo della vita (cantata come dono)
•II motivo dell'infanzia lontana
•II motivo della maternità
•II motivo del dolore
•II motivo della morte

L'immagine della madre, secondo i critici, occupa un po­sto importante nella poesia del Novaro. La natura pervade tutta la sua opera e il mare ha largo spazio nell'ambito di questa tematica. La "poesia per l'infanzia" viene giudicata il capolavoro del Novaro e il Poeta è definito "cantore del meraviglioso". Le poesie di questa mia silloge prendono spunto dalle te­matiche di Novaro che considero un Maestro.

L’Autrice


Prefazione
Quando lo stupore diventa poesia


Ambrogina Sirtori si è laureata con una tesi su Angiolo Silvio Novaro, una ricerca sui documenti e sui luoghi dove il Poeta trascorse la vita. Ospitò così nella propria anima l'amore alla natura, al­l'ascolto dei "piccoli", al senso del dolore e della bellezza, che distinguono anche oggi la lirica di A.S. Novaro. Lo stupore e l'umiltà, doni personali dell'allieva, hanno incrociato i temi fondamentali nella poetica del Maestro: l'idilliaco, l'elegiaco, il religioso, temi che in entrambi han­no attraversato il segreto degli affetti.
Ambrogina ci fa comprendere come A.S. Novaro, colloca­to dai critici nella scia di Pascoli, abbia uno stile più libero e tratti la materia con grande preparazione umanistica, elevandola a una sfera di sincerità alta e immediata fino a toccare le corde di alcuni testi liturgici (vedi
II Fabbro Armonioso, scritto dal poeta in memoria del figlio Jacopo, morto in guerra). È veramente originale questa silloge. Vi si snoda un col­loquio interiore tra la Sirtori e Novaro; la poetessa giunge a scrivergli una Lettera, quasi egli fosse presente, ringra­ziandolo e confidandogli le proprie affinità spirituali. A Dammi la mano (A.S. Novaro da II Cuore Nascosto) la Sirtori risponde con Invito: "invita le stelle del cielo// ve-glieranno discrete la notte d'amore...". O Maria volgiti e senti (A.S. Novaro da La Madre di Gesù) le ispira i versi profondi di Supplica: "Madre di Cristo/Ananda tuo Figlio// La sua mano onnipotente// pla­chi il vento dell'odio// semini nei cuori// desideri di pace". L'espressione creativa di Ambrogina non si riduce a un semplice dialogo ma è un impegno che arriva al cuore. Rende universali, con le sue poesie, le motivazioni che sono presenti nell'uomo di ogni epoca. In Plenilunio scrive: "Assaporo profonde emozioni nel si­lenzio" e in Fiori di prato si interroga sul mistero della vita: "Dalle corolle sì leva un canto// di felicità". La Maga del­la notte ci rivela la poetessa nella sua interiorità più inti­ma: "Se dietro le persiane// dì finestre socchiuse// vede bim­bi assopiti// entra curiosa...". Ambrogina Sirtori ospita nelle proprie liriche le ragioni del vero e del bello che annunciano il sacro, quasi a dire che "l'abitare dell'uomo consiste nella poeticità" (Goethe) dove il presente esperimenta il divino. Attraverso forme semplici e ricordi d'infanzia, l'autrice sente le sfide del dolore che turbano il mondo e la natura, ma riesce a far vincere la Bellezza che li salverà come ripe­teva spesso Paolo VI, "perché in essa si trova fede, verità e letizia".

Prof.ssa Tina Beretta Trezzi (Docente de la Sorbonne)


Posfazione
Nel sentiero dell'anima


La poesia abita l'anima di Ambrogina Sirtori, dialoga in un intimo afflato che scandisce i tempi e segna i ritmi della sua esistenza. In quest'incontro con il poeta Angiolo Silvio Novaro, lei ha costruito un percorso d'immagini e intendimenti che ne hanno motivato il suo stile.
La poesia, per la Sirtori, è come un fiume che scorre ver­so il mare dove tutto si dilata e giace nella sua immensità:
la vita è dono. È questo l'eco che ci giunge da quest'anima che sa accogliere ogni emozione e vivificarla nella poesia. Nel sentiero dell'anima, la poetessa incontra il suo Vate e dialoga con lui, pone domande, accetta le sue risposte e pro­pone nuove alternative come nella poesia "I colori del ma­re" dove la sua femminilità riceve espressioni di colore e vi­bra di sentimenti celati.
La poesia "Autunno in via Giotto" è un pastello dove si alternano immagini e colori che esprimono desideri e ricor­di di fantasie infantili: fiaba e realtà si incontrano per esprimere un sentimento di speranza in attesa della pri­mavera che verrà. Le figure di persone care all'autrice sono delineate con cura, un sentimento filiale percorre queste poesie e ne te­stimonia la presenza nella sua anima dove tutto traspare, si fonde e comunica un sentimento di pienezza feconda che si lascia penetrare... nel sentiero dell'anima.

Maria Organtini


Il mare tripudia, canta..."
A.S. Novaro da Tempietto

Colori del mare


Mare, l'alba ti accarezza
col primo bagliore di luce.
L'aurora ti colora di rosa
come i sogni di mille fanciulle.
Il giorno ti abbiglia d'azzurro
il tramonto t'ingioiella
di rubini e d'oro rosso.
Il crepuscolo t'ingrigia, la notte
ti avvolge nel colore del mistero.
Mare, arcobaleno di colori
canto di vita.


Tu sei la Maga..."
A.S. Novaro da II Piccolo Orfeo


La maga della notte


La maga misteriosa
nelle notti d'estate
esce dal suo castello
avvolta in un mantello.
Si avvicina silenziosa
alle case del paese.
Se dietro le persiane
di finestre socchiuse
vede bimbi assopiti
entra curiosa, e posa
mille diademi di sogni
sopra candidi lettini
poi dice al raggio di luna
"Veglia il sonno dei bambini
innocente, sereno".

Il mare scudisciato
Rabbrividisce... "
A.S. Novaro da Tempietto


Notturno


Ha brividi il mare.
La furia del vento
lo strazia
lo scuote, violenta.
La notte
ha chiesto alle stelle
"Tornate nel cielo
calmate la furia
di questo gigante
fiorite di luce

il buio del mondo".


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