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Prefazione
Questa seconda fatica poetica di Ambrogina Sirtori, si evidenzia subito nel carattere schietto e genuino dell'autrice che ama e vive la montagna con i suoi paesaggi, i pendii scoscesi, le cime innevate o splendenti nel sole, dove tanti, molteplici sono i "Percorsi" che hanno contribuito ad estasiarne l'anima a tal punto da intitolarne la Silloge.
I versi sgorgano immediati dalla sua penna, proprio come fa l'acqua nei torrenti di montagna che zampilla fresca e da ristoro e poco importa che siano i versi scritti nel lontano 1970 a catturare l'attenzione con i ricordi dell'adolescenza. L'amore per la montagna segna le tappe della giovinezza fino alla maturità della poetessa che nel tempo affina la sua sensibilità e carica di significati più completi il verso che da "cantore" delle immagini coreografìche del paesaggio, diviene "canto" ricco di emozione e d'esperienza.
Là dove la montagna si presentava come "sosta serena", diviene punto d'osservazione nella poesia intitolata a "Vassena" e da cui ha inizio un controllo critico che fa riflettere come in "Donne di Montagna", che sono definite: ...custodi gelose I di mille tradizioni. In "Nostalgia" il sentimento è vissuto con consapevolezza fino alla promessa del ritorno: .. .Ho lasciato alle spalle I sentieri di ghiaia... Sogno di tornare ai luoghi della serenità.
Ecco dove nasce "Percorsi", nel sentimento di gratitudine che l'autrice coltiva per la montagna, la sua vastità, l'immensa sete d'azzurro che ristora l'anima. È questo un dono che rende prezioso il volumetto per il contenuto d'umanità che ci rivela la capacità dell'autrice di dipingere nel verso, le immagini incontaminate delle sue vette al tramonto, della magnificenza del progetto divino: Guarda! Le alte cime intorno I perdono luce a poco a poco. I È l'ora del crepuscolo. /...Godi la pace che palpita nell'ombra, (da "Dolci Inviti").
Maria Organtini
A una bimba
Nel fuoco del tramonto
le Dolomiti
vestono luccicanti
mantelli aranciorosa.
Nell'ora del crepuscolo
le vette
indossano vestaglie
color delle violette.
Scendono planando
le ombre della sera.
Suona una squilla.
Come bambine docili
le Dolomiti
innalzano una preghiera.
Poi s'addormentano
tranquille.
Nostalgia
Ho lasciato alle
spalle sentieri di ghiaia
luminosi di sole,
tramonti di velluto
rosa e viola
prati colorati di fiori,
cime impervie,
misteriose.
Vivo nella città
grigia di cemento
dove il sole
soffocato dalla cappa
dell'inquinamento
mostra un volto appassito.
La nostalgia
bussa alle porte del cuore
e sogno ogni notte
boschi, torrenti, pianori...
Sogno di tornare
ai luoghi della serenità.
Il torrente Gesso
Come canta il Gesso
sfiorando dolcemente
le vecchie case di Entracque!
Dai davanzali sgretolati
cascate di gerani colorati
ascoltano le dolci serenate.
Come corre il Gesso
tra le strade di Entracque!
Scende dai monti,
incrocia torrenti
e quando soffia il vento
saluta l'Argentera poderosa,
signora della valle.