CENACOLO DEI POETI E ARTISTI DI MONZA E BRIANZA


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2001-Fiori di Parole

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Prefazione



Quando la poesia è ascolto dell'umiltà

Ambrogìna Sirtori in questa silloge consegna il suo inconfondibile messaggio: il dono poetico è soprattutto ascoltare, chiamare per nome cose e persone, emozioni e sentimenti, accogliendo in modo speciale i più piccoli, gli ultimi, i meno ricordati.
A volte sembra che manchino i vocaboli "grandi", le tematiche sconvolgenti, ma basta leggere dentro le parole per ritrovare i momenti dì sofferenza, di malin­conia, di gioia risolti nella fiducia che distinguono la donna e il suo cammino esistenziale. Il desiderio dell'Assoluto ci appartiene per essenza, sotto forma di amore e di bellezza, l'autrice lo sente con il cuore della fanciullezza, dove vive la propria fede, i timori, le spe­ranze, la preghiera. Non a caso si laureò con una tesi singolare su Angiolo Silvio Novaro, il poeta dal cuore pascoliano che scrisse e operò per "l'età degli aquiloni" e per i bambini che forse non hanno potuto nemmeno sognarli.
Laureata in pedagogìa, Ambrogina, scelse di insegnare alla scuola materna, imparando dai piccoli "le cose nascoste ai grandi e ai sapienti della terra", perché la poesia autentica è un ventaglio di sensi aperti alla trasparenza e alla via dell'incontro.
I temi fondamentali della silloge sembrano comuni, quasi scontati, ma nascono dalla vita e ne muovono i versi.
II ricordo, gli affetti, i fiori, i luoghi, il mare portano ad una realtà purificata dentro l'immagine. Il padre scriveva, muovendo le zolle/il dono della vita. La madre rivive la nascita della figlia in cui il seno morbido e la notte stellata di Natale sono risposta all'esistenza. La leggerezza e l'incanto prorompono in Una farfalla di trina, gioco di simboli e di pensiero: Regalami una farfalla di trina I La poserò sui capelli. La nonna propone il dialogo con l'atto ultimo, la chiave del nuovo destino.
I luoghi della sua Brianza scoprono le radici forti della poetessa, gli ideali profondi. Il mare è un amico, frequentato da lunghi soggiorni. Le parla di cose nuove, le risponde attraverso i colori, le ricorda il maestro spirituale, Angiolo Silvio Novaro, ma le magie che celano la meditazione sono tutte e soltanto dell'autrice. Ambrogina Sirtori non si rifugia nell'oceano dell'infan­zia, vi si tuffa con facilità e con felicità, in una specie di rigenerazione creativa: Dal magico cerchietto /fuggivano le bolle di sapone / leggere, lucenti, colorate. IRìde­vano le bimbe divertite.
La poetessa si è resa conto che tra la maturità, l'infan­zia e la giovinezza c'è sempre una partita aperta, come tra fiaba e mistero che si rinnovano continuamente nella vita: Dovunque vive la vita/in mille forme diverse. /Dovunque il suo mistero.

Tina Beretta Trezzi

Ricordi d’infanzia

Guardavamo il mare
dal sommo d'uno scoglio
le onde
come giovani cavalle
dalle morbide criniere
schiumanti
e i candidi gabbiani
gioiosi abitatori
di quella infinità.

Un desiderio urgeva
dentro il cuore:
sentirsi abbracciati
all'improvviso
dal morbido seno dell'onda
correre tra la schiuma
incorporarsi
a quella liquida, lucente
immensità.

(Settima classificata al
concorso "II Club degli Autori")


Dono d’amore


Disse mia madre:
"Le ultime ore
della stellata notte di Natale
mi videro ansante
e sfatta dal travaglio.
Nell'alba lattiginosa
il tuo primo vagito
come gioioso concerto di campane
risuonò nel mio cuore.
La tua gota rosa
appoggiata alla morbida
collina dei mio seno
mi diede una vertigine
di felicità.
Il mio deserto fioriva di te
mio primo fiore
luce della mia festa di Natale
dono d'amore".

(L'autrice è nata il mattino di
Natale ed è la primogenita)

Un fiore di ginestra



Mi è dolce ricordare
quel giorno di primavera.
T'incontrai sul sagrato dell'Abbazia.
Nuvole chiare correvano in cielo.
Un gabbiano volava spensierato,
voglioso di sole.

Tu mi donasti un fiore di ginestra.
E qui appassito tra le pagine
d'un libro che mi è caro.

La girandola degli anni
di colpo s'è fermata.
Ho il cuore legato
all'incontro fugace
d'un giorno di festa,
legato a un fiore di ginestra.

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